Pubblicità per avvocati, quali sono i limiti on e offline
pubblicità per avvocati

Pubblicità per avvocati, quali sono i limiti online e offline

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Farsi pubblicità oggi per un avvocato è possibile? La risposta è sì, ma non solo, è anche doveroso farlo se si vuole lavorare bene. Le cose, infatti, rispetto a qualche anno fa, sono notevolmente cambiate. Chi proviene da una famiglia di avvocati sa perfettamente di cosa stiamo parlando. Fino a qualche decennio fa la professione dell’avvocato era esercitata per lo più per “tradizione” familiare. Spieghiamo meglio. Se in famiglia c’era una avvocato, era molto facile che anche i figli o i nipoti di questi prendessero la stessa strada professionale. Lo studio era praticamente già avviato e non si doveva fare altro che portare avanti l’attività di famiglia. Adesso le cose non stanno più così e la pubblicità per avvocati è diventata vitale.

Pubblicità per avvocati, perché oggi si può fare

Chi aveva la fortuna di avere uno studio legale in famiglia non aveva altri pensieri che quelli di studiare, laurearsi, abilitarsi alla professione e iniziare a lavorare affiancando il proprio padre, nonno, zio. Bastava inoltre aver soddisfatto un cliente per vedere arrivarne degli altri nel proprio studio. Questo è il classico meccanismo del passaparola, quindi un cliente soddisfatto consiglia lo stesso professionista a cui si è rivolto lui ad amici, parenti e conoscenti. Ed ecco il primo tassello del nostro puzzle: bastava il passaparola, il consiglio, per avere sempre una buona clientela, e questa era la migliore pubblicità per avvocati dell’epoca.

Un altro tassello utile per capire come stanno le cose oggi, a differenza di ieri, è che il numero di avvocati era decisamente inferiore a quello odierno, quindi chi si laureava e iniziava a lavorare in uno studio poteva, nel giro di qualche anno, avviare uno studio proprio se già non ne possedeva uno di famiglia. Gli avvocati bravi e preparati potevano quindi contare sul loro nome che non era difficile costruire in tempi relativamente brevi. E oggi? Oggi gli avvocati sono molti di più, ogni anno se ne laureano tantissimi e la maggior parte di questi si abilita alla professione.

Il settore, nonostante la grande domanda, è quasi saturo. Va da sé che questa condizione porta a una concorrenza davvero elevata, motivo per cui le semplici referenze, il passaparola per gli avvocati, non sono più sufficienti. Intendiamoci, possono ancora andare bene nei piccoli centri, dove lo studio legale ha un nome da diverse generazioni, ma nelle grandi città, per un giovane avvocato, la vita non è facile. Il fatturato non è più quello di un tempo e la pubblicità, naturalmente, è fondamentale. Ma quali sono i limiti e fino a dove si può spingere la promozione online e offline degli studi legali? Facciamo una panoramica.

Come stavano le cose prima

Fino a qualche anno fa gli avvocati non si potevano assolutamente pubblicizzare, non in modo ufficiale per lo meno. Questo, infatti, non solo era considerato poco elegante, ma addirittura disdicevole per questa professione. L’avvocato che si faceva pubblicità era mal visto dai colleghi, come se quest’attività, in qualche modo, potesse svilire e offendere la dignità di questa professione.  Ma come dicevamo, se fino a qualche anno fa questo era accettabile, oggi, con l’elevata concorrenza, lavorare per molti sarebbe impossibile.

Ma non solo era vietato farsi pubblicità esplicita, il Consiglio Nazionale Forense non vedeva di buon occhio nemmeno quei professionisti che inviavano lettere in formato cartaceo ai potenziali clienti, persone di cui, magari, avevano ricevuto l’indirizzo da parte di altri clienti i quali li avevano indicati come interessati a una consulenza.

L’apertura alla promozione della professione

pubblicità per avvocati Fortunatamente però le cose sono molto cambiate e lo sono anche in virtù del fatto che la società stessa è cambiata, grazie anche alla grande diffusione delle nuove tecnologie. Così, l’Ordine, ha tolto diversi paletti per quanto riguarda la promozione dell’attività legale, paletti che poi, in determinate circostanze, sono stati rimessi per poi essere, ancora una volta, eliminati.

Ma la normativa attuale cosa prevede? Senza fare ulteriori giri di parole, diciamo subito che oggi un avvocato può, purché in un certo modo che ora andremo a vedere, fare pubblicità al proprio studio legale, sia sul web che fuori dal web.

Dal 2007 tutti gli avvocati sono liberi di promuovere le attività del proprio studio legale, tuttavia vi sono, anche adesso, alcuni limiti dettati dal buonsenso e dal buongusto, oltre che dalla normativa stessa.

Cosa si può fare e cosa no con la pubblicità per avvocati

Se dunque l’avvocato può promuovere il proprio studio legale e le attività a esso connesse, non può superare però certi paletti, come abbiamo più volte detto. Una delle cose che un avvocato non può fare, per esempio, con la pubblicità per avvocati, è riferirsi alla persona e non al professionista.  Ma il divieto più importante è senza dubbio quello di fare della pubblicità ingannevole. Un avvocato non deve mai e poi mai mentire sui servizi offerti o descriverli in modo equivocabile o non del tutto corrispondente alla realtà.

Se poi un avvocato utilizza come canale di promozione del suo studio il web, non deve mai ostentare i propri meriti. Questo non significa che non possa parlare di quelle che sono state le sue eventuali vittorie, ma deve farlo raccontando i fatti così come sono, senza orpelli e fronzoli. Ovviamente non si può fare pubblicità comparativa, cioè esaltare le proprie qualità o capacità mettendole a confronto con quelle di altri studi legali e altri professionisti.

Ancora, un altro divieto fondamentale è quello di pubblicizzare i prezzi dei servizi legali. Vi sono delle tabelle nazionali che possono eventualmente essere pubblicate, ma l’onorario dell’avvocato va discusso privatamente. Non è invece vietato chiarire ai propri clienti se si può fruire di assistenza legale gratuita nel caso se ne possiedano i requisiti per richiederla o se si utilizzi quello che in gergo viene chiamato il “forfettone”.

Questa è una particolare tariffazione che, in generale, consiste su un corrispettivo da pagare all’avvocato del 10% (le percentuali sono variabili) della somma ottenuta come risarcimento. In genere si paga l’avvocato in caso di vittoria. Tutti questi casi però vanno discussi direttamente e privatamente col professionista.

La pubblicità sul web, possibile e fondamentale

Come abbiamo già illustrato, oggi il web è diventato un canale fondamentale per la promozione di qualsiasi attività, inclusa la pubblicità per avvocato e per lo studio legale in genere. Grazie al web, infatti, si possono raggiungere molte più persone e riuscire a competere con i concorrenti non è mission impossible. Ovviamente serve un buon sito web e delle campagne efficaci, ma questo lo vedremo nei prossimi post.

 

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