Pubblicità avvocati, cos'è cambiato nell'ultimo periodo
Pubblicità avvocati

Pubblicità avvocati: cosa è cambiato nell’ultimo periodo

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In breve
Pubblicità avvocati: possono farla, non possono farla, chiariamo definitivamente questo aspetto. I cambiamenti del legislatore son stati davvero tanti negli ultimi anni. Le norme riguardo la regolamentazione della materia, quindi sul punto se gli avvocati possano pubblicizzarsi e in che modo possano farlo, sono state diverse, alcune hanno abrogato le precedenti. Insomma, la materia è molto articolata e non sono mancate le incertezze e le contraddizioni, ma oggi, almeno per ora, possiamo mettere un punto. L’avvocato può tranquillamente pubblicizzare il suo studio e la sua attività, in qualsiasi canale della comunicazione, quindi anche sul web e sui tanto discussi social, purché rispetti il decoro della professione, i principi di verità e trasparenza.

Un’esigenza impellente per tutti gli imprenditori è quella di avere clienti. Se mancano i clienti, il fatturato va giù. Perché ti sto parlando delle esigenze degli imprenditori? Perché anche la professione legale, negli ultimi anni, è sempre più orientata verso l’imprenditoria. Non voglio però discutere se sia una cosa giusta o sbagliata, quali siano i pro e contro, voglio invece fare con te un’analisi della situazione attuale per valutare quali siano le possibilità di lavoro, e di conseguenza di guadagno, per gli avvocati nel 2019. Il grande cambiamento avvenuto negli ultimi due anni consiste nel fatto che la pubblicità avvocati ora non è più limitata con rigidi paletti e questo può essere certamente un grande vantaggio.

Pubblicità avvocati, i grandi cambiamenti degli ultimi due anni

Non è da molto tempo che per gli avvocati si è aperta la possibilità di farsi pubblicità. Solamente negli anni ’90 era fortemente radicato il pensiero che il divieto di propaganda costituisse un principio deontologico fondamentale per evidenziare la forte dignità della professione.

In altre parole, farsi pubblicità era considerato sconveniente e lesivo della dignità della professione forense. Alcuni esempi di illecito disciplinare: era vietato inserire il proprio nome in grassetto nell’elenco telefonico, vietato inviare biglietti d’auguri al personale di cancelleria se con esso si invitava a ritirare una strenna di Natale, così come era vietato diffondere lettere circolari col nominativo del professionista o contenete i suoi successi professionali.

Insomma, ogni forma di pubblicità era praticamente preclusa, e questo non accadeva solamente in Italia, ma anche in diversi altri Paesi. Tuttavia, mentre sulla fine degli anni ’90, in molti Paesi le cose iniziavano a cambiare, in Italia, ancora nel 1997, l’articolo 17 continuava, di fatto, a vietare qualsiasi forma di pubblicità. Era, invece, consentita l’attività di informazione, sebbene molto limitata e nel pieno rispetto del decoro e della dignità della professione.

Nel 2002, però, il vento cambia. In tutta l’Europa sembra nascere una sempre maggiore esigenza di fare una distinzione netta tra pubblicità e informazione. La prima, infatti, viene considerata un diritto dell’avvocato derivante dal nuovo tipo di assetto sociale, profondamente cambiato negli ultimi anni, la seconda un’attività comunque indecorosa.

Pubblicizzare studio legale, come è cambiata la giurisprudenza in merito

Per capire meglio come si è arrivati alla situazione attuale, occorre chiarire quello che è il concetto di pubblicità, nonché di pubblicità avvocati. Per pubblicità s’intende la divulgazione di una notizia tra il pubblico, ovvero quell’attività aziendale atta a far conoscere l’esistenza di un bene o servizio al fine di incrementarne il consumo.

Se poi si va a guardare le cose dal punto di vista normativo, per pubblicità s’intende qualsiasi forma di messaggio che abbia lo scopo di promuovere la vendita di beni o servizi, in qualunque forma esso sia divulgato, nell’esercizio di un’attività commerciale, artigianale, industriale, o professionale in genere.

I tempi però, negli ultimi anni, sono profondamente cambiati, e con essi anche l’esercizio della professione. Vediamo cosa è successo.

Per prima cosa si deve considerare il fatto che le facoltà di giurisprudenza si sono notevolmente aperte: mentre prima erano solamente i figli e i nipoti di avvocati, notai, giudici, a frequentare questi corsi di studi, anche perché abbastanza costosi, oggi chiunque si può iscrivere in Giurisprudenza. La diretta conseguenza di questa apertura è un aumento del numero degli avvocati quasi esponenziale.

Come è facile immaginare, più avvocati è uguale a più concorrenza, più concorrenza è uguale a una diminuzione consistente del fatturato. Oggi un avvocato, in media, guadagna molto meno di quanto guadagnasse un avvocato una ventina d’anni fa. Si è quindi profilata la necessità di emergere, di farsi notare, per poter lavorare a un certo livello.

Da qui, sempre più si è fatta una distinzione non tanto sull’informazione e la pubblicità, giacché tutta la comunicazione finalizzata alla vendita è da considerare tale, ma quanto una distinzione tra pubblicità e pubblicità ingannevole.
Marketing per l'avvocato
A questo punto è abbastanza semplice immaginare che distinguendo tra pubblicità corretta e vera e pubblicità ingannevole, anche l’avvocato sia stato finalmente abilitato a promuovere il proprio studio legale.

Quindi, se nel 2006 il decreto Bersani inizia ad aprire anche all’attività forense la possibilità di utilizzare delle forme di pubblicità, è con la Manovra bis del 2011 che si definisce che la pubblicità informativa, trasparente, veritiera, corretta e non ingannevole, è di fatto libera se ha come oggetto l’attività professionale, le specializzazioni, la struttura dello studio.

Seguono poi ulteriori specifiche nel 2012 ma che non cambiano sostanzialmente la normativa, se non per sottolineare, ancora una volta, che la pubblicità non deve in alcun modo ledere la dignità della professione. Con la riforma dell’ordinamento professionale forense, che include le specializzazioni, vengono esclusi dal novero delle informazioni, i prezzi delle prestazioni. Come dire, puoi far sapere in cosa sei specializzato, ma il vil denaro lo devi trattare in privato. Un ritorno al passato destinato all’insuccesso.

Ulteriori evoluzioni si hanno quando viene limitata l’autonomia dei professionisti rispetto al comportamento economico sul mercato (non si possono proporre prezzi per le prestazioni sotto una certa soglia) e limitando l’utilizzo di alcuni canali di comunicazione, come il web:

Art. 35 – Dovere di corretta informazione

9.L’avvocato può utilizzare, a fini informativi, esclusivamente i siti web con domini propri senza reindirizzamento, direttamente riconducibili a sé, allo studio legale associato o alla società di avvocati alla quale partecipi, previa comunicazione al Consiglio dell’Ordine di appartenenza della forma e del contenuto del sito stesso.

Non si poteva inoltre fare una pubblicità priva di nomi, quindi generica. Una formula come il “nostro staff” non era ammissibile. Ma cosa ha dato davvero il “la” al cambiamento che noi oggi conosciamo? Senza dilungarci troppo, l’Autorità del Garante ha rilevato un’infrazione reiterata dell’art. 101 da parte del CNF, Consiglio Nazionale Forense, per la quale sono state comminate ben 2 sanzioni di oltre 900.000 euro. L’infrazione contestata? Aver ostacolato la concorrenza.

Come stanno le cose oggi

Oggi sono in atto profonde trasformazioni. Non si parla più solamente di un’accesa concorrenza nel settore legale e di conseguenza di una forma di pubblicizzazione che sempre più va nella direzione di strategie imprenditoriali, al punto da aver generato un settore specifico di marketing per avvocati, ma è cambiato anche il metodo dell’acquisizione clientela.

Se fino a qualche tempo fa mettere un annuncio sulle pagine gialle era sufficiente, o distribuire biglietti da visita ai migliori clienti, in modo che potessero darli ad amici e conoscenti che avevano necessità di consultare un avvocato, oggi tutto questo non lo è più, oggi serve farsi pubblicità sul web.

Pubblicità avocati: moltissimi professionisti hanno compreso l’importanza di avere un sito web avvocato ben strutturato e organizzato. Aumentare la visibilità on line oggi come oggi è il modo migliore per riuscire a competere in un mercato così agguerrito.

Parecchi professionisti storcono il naso all’idea di assimilare la professione del legale a quella di un imprenditore, tuttavia qualche riflessione andrebbe fatta.

Sono i mercati, la globalizzazione, che inducono anche gli avvocati a ragionare e agire come imprenditori, a meno che non si sia tra i pochi fortunati che hanno ereditato uno studio legale già ben avviato. Se però non fai parte di quella categoria, allora devi iniziare a ragionare come il mercato richiede.

Hai bisogno di fatturare e per fatturare devi avere clienti. Devi avere un buon numero di clienti, o devi avere pochi clienti ma che pagano bene. Questo secondo caso è quello di chi lavora per grosse multinazionale e quindi non ha bisogno di andare alla costante ricerca di clienti. Purtroppo, però, gli avvocati che riescono a lavorare per delle grosse realtà sono pochi in percentuale.

Quindi, a oggi, l’avvocato può, anzi, deve, promuoversi sul web, ma come lo può fare? Anche in questo caso, sebbene circoscritti, dei limiti ci sono.

Il limite dell’utilizzo dei social network, però, è stato superato. Un recente intervento normativo del CNF, infatti, consente l’utilizzo libero dei diversi canali di comunicazione, purché venga rispettato il dovere di verità, trasparenza, correttezza, segretezza e riservatezza. Superato anche l’obbligo, per l’avvocato, di utilizzare esclusivamente domini propri senza reindirizzamento, tagliando quindi fuori tutti i canali di pubblicizzazione sui più usati social network quali Facebook, Linkedin, e così via.

Attualmente tali limiti, considerati anacronistici, non vi sono più, naturalmente a patto che si rispettino le norme sul decoro e sulla corretta informazione. Il comma 9 dell’art. 35 è stato quindi soppresso.

Oggi l’avvocato può promuovere lo studio legale e la sua attività sfruttando tutti questi canali che appaiono ormai imprescindibili.

Non solo, è possibile anche utilizzare metodi di acquisizione della clientela, come il Metodo Vetta Digitale, che fanno leva su una serie di attività di web marketing. Si tratta di sistemi automatizzati dove, mediante strategie mirate, si attirano gli utenti sul sito web e si trasformano, seguendo particolari processi di nurturing, in clienti.

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